ROMA – È stata una delle giornate più incandescenti degli ultimi mesi alla Camera dei Deputati.
Quello che doveva essere un normale dibattito sulla politica estera si è trasformato in uno scontro frontale destinato a lasciare profonde conseguenze nel panorama politico italiano.
Da una parte la maggioranza guidata da Giorgia Meloni.
Dall’altra un’opposizione che da settimane accusa il governo di immobilismo e di eccessiva vicinanza agli Stati Uniti.

Ma quando ha preso la parola il deputato di Fratelli d’Italia Francesco Filini, il clima è cambiato improvvisamente.
Le sue prime parole hanno immediatamente chiarito che non sarebbe stato un intervento diplomatico.
Sarebbe stato un attacco senza precedenti.
«Prima dell’intervento mi sia consentito ringraziare ancora una volta il governo di Giorgia Meloni per il contributo straordinario che in questi due anni ha dato alla popolazione di Gaza.»
Una frase che ha immediatamente attirato l’attenzione dell’intera Aula.
Filini ha deciso di partire da un terreno che negli ultimi mesi ha diviso profondamente il Parlamento: la guerra in Medio Oriente.
Secondo l’esponente di Fratelli d’Italia, mentre il governo avrebbe lavorato concretamente per aiutare la popolazione civile palestinese attraverso iniziative come Food for Gaza e la nave ospedale Vulcano, una parte della sinistra avrebbe invece utilizzato la tragedia esclusivamente come strumento politico.
E qui è arrivato il primo affondo.
«C’è chi ha passato due anni a speculare sulla pelle dei bambini di Gaza.»
Parole pesantissime.
Parole che hanno immediatamente provocato proteste dai banchi dell’opposizione.
Ma Filini non si è fermato.

Anzi.
Ha rincarato la dose accusando apertamente alcuni settori della sinistra di aver legittimato manifestazioni degenerare nella violenza.
Secondo il deputato, mentre il governo lavorava sul piano diplomatico e umanitario, altri avrebbero preferito alimentare tensioni nelle piazze italiane.
«C’era chi andava in piazza a sfasciare vetrine. Chi organizzava incontri con fiancheggiatori di Hamas. Chi attaccava le forze dell’ordine.»
L’Aula si è infiammata.
Dai banchi della maggioranza sono partiti applausi.
Dall’opposizione urla e proteste.
Ma il parlamentare ha proseguito senza arretrare di un millimetro.
Uno dei passaggi più significativi è arrivato quando ha ricordato il riconoscimento ricevuto dall’Italia da parte dell’Autorità Nazionale Palestinese.
Per Filini questo rappresenterebbe la dimostrazione che la linea del governo Meloni è stata apprezzata anche da chi dovrebbe rappresentare il futuro dello Stato palestinese.
«Per noi l’unico interlocutore possibile resta l’Autorità Nazionale Palestinese, non i terroristi di Hamas.»
Una posizione netta.

Una posizione che il centrodestra rivendica come elemento distintivo rispetto alle ambiguità che, secondo Filini, caratterizzerebbero parte dell’opposizione.
Ma il cuore del discorso doveva ancora arrivare.
Perché il vero bersaglio dell’intervento non era soltanto la gestione della crisi in Medio Oriente.
Era la strategia internazionale della sinistra.
Filini ha infatti spostato il dibattito su quello che ha definito uno degli eventi geopolitici più importanti degli ultimi anni.
Un processo diplomatico destinato, a suo giudizio, a ridisegnare gli equilibri del Medio Oriente.
Un tavolo al quale siedono Arabia Saudita, Egitto, Qatar, Israele e altri protagonisti regionali.
Secondo il deputato, pensare che l’Italia possa restarne fuori sarebbe un errore gravissimo.
«Le decisioni che verranno prese avranno conseguenze dirette sulla vita dei cittadini italiani ed europei.»
Da qui la domanda rivolta all’opposizione.
Una domanda che è rimasta sospesa nell’Aula.
«È meglio esserci oppure stare a casa?»

Per Filini la risposta sarebbe evidente.
L’Italia deve essere presente.
Deve partecipare.
Deve incidere.
Ed è proprio su questo punto che è arrivato uno degli attacchi più duri della giornata.
«La sinistra soffre della sindrome dei vecchietti dei Muppet Show.»
La battuta ha provocato risate e applausi nella maggioranza.
Secondo il deputato, l’opposizione si limiterebbe a commentare e criticare ciò che fanno gli altri senza assumersi alcuna responsabilità.
«Noi preferiamo stare sul palco e non in galleria.»
Un’immagine efficace.
Una metafora che sintetizza la differenza che Fratelli d’Italia rivendica tra la propria idea di governo e quella delle opposizioni.
Ma il momento più esplosivo dell’intervento è arrivato quando Filini ha affrontato il tema degli Stati Uniti.
Da settimane l’opposizione accusa il governo Meloni di essere troppo vicino all’amministrazione Trump.
Un’accusa che il parlamentare ha respinto con forza.
E per farlo ha scelto una strada inattesa.
Ha ricordato alcuni episodi del passato che coinvolgono governi di centrosinistra.
Dalla tragedia del Cermis nel 1998 all’intervento NATO in Kosovo nel 1999.
Fino all’allargamento della base americana di Vicenza durante il governo Prodi.

«Vogliamo davvero parlare di subordinazione agli Stati Uniti?»
La domanda ha attraversato l’intera Aula.
Filini ha ricordato che proprio coloro che oggi accusano Meloni di essere troppo vicina a Washington erano al governo nei momenti in cui l’Italia prendeva decisioni fortemente allineate agli interessi americani.
Poi è arrivato l’affondo contro Giuseppe Conte.
Un passaggio destinato a far discutere.
Il deputato ha ricordato gli incontri avvenuti durante il governo gialloverde e le trattative sugli F-35.
«Oggi ci parlano di orgoglio nazionale quelli che andavano a garantire importanti commesse militari agli Stati Uniti.»
L’obiettivo politico era evidente.
Ribaltare completamente la narrazione costruita dalle opposizioni.
Trasformare gli accusatori in accusati.
Ma il finale è stato forse il momento più potente dell’intero intervento.
Filini ha rivendicato la legittimità popolare del governo Meloni.
Ha ricordato che l’attuale maggioranza è arrivata al potere attraverso una chiara vittoria elettorale.
E ha accusato i governi precedenti di aver cercato approvazione all’estero invece che tra gli italiani.
«Noi rispondiamo solo ai cittadini italiani.»
A quel punto dai banchi del centrodestra è partito un lungo applauso.
«Voi cercavate legittimazione nelle fotografie con i leader stranieri. Noi la troviamo nel voto degli italiani.»
L’intervento si è concluso con l’annuncio del voto favorevole alla risoluzione della maggioranza.
Ma il segnale politico era ormai chiarissimo.
La battaglia tra governo e opposizione non riguarda più soltanto singoli provvedimenti.
Riguarda due visioni completamente diverse del ruolo dell’Italia nel mondo.
Da una parte chi sostiene che Roma debba essere protagonista nei grandi tavoli internazionali.
Dall’altra chi teme che questa strategia possa trasformarsi in un eccessivo allineamento alle grandi potenze.
Una cosa però appare certa.
Dopo l’intervento di Filini, il confronto politico è entrato in una nuova fase.
E il clima che si respira oggi a Montecitorio assomiglia sempre di più a quello di una campagna elettorale permanente.




